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Autore: Scambio |
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Titolo: Kunsertu |
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Etichetta Discografica: Ethnoworld |
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Anno: 2003 |
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Collocazione: SCA 2 |
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Credits: Registrato allo Zoo Simphony di Roma da Marco Vannozzi e Pierluigi Campili Mixato alla M.A.P. di Milano da Gianni Prudente |
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Line
up: Alessandro Taborri: batteria, percussioni, cori, tastiere, charango, mandola e violino Fabrizio Taborri: chitarra classica, tastiere, percussioni Marco Zucca: sax, tastiere, percussioni, cori Sergio Dazi: chitarra elettrica Mimmo Cacciatore: basso elettrico Romana Robertazzi: voce
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Track list:
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Storia: Provenienza: Provincia di Roma |
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Recensione: E sia...sfrondiamo comunque subito il campo: qui degli anni Settanta non c'è nemmeno l'ombra, ma la proposta degli Scambio è concretamente progressiva. Dalle radici etniche si dipana una fitta rete di collegamenti con disparate fonti musicali, naturalmente anche qualche insegnamento dei padri del prog ma in un'ottica omnicomprensiva. Prendiamo la prima traccia, Cinqu Frati: la massa sonora iniziale ricorda certi tappeti new wave (Simple Minds) con l'innesto di una frase dal sapore arabeggiante, poi la voce, accompagnata da una fisarmonica in levare, che canta un testo in calabrese...il resto lo fanno un paio di cambi di tonalità, qualche ritmica saltellante e un solo di chitarra alla Mussida. Siamo subito messi in guardia: il potenziale della band mostra tecnica, generosità (chissà come rendono on stage) e cultura sonora. La seconda track, L'approdo, è un omaggio quasi dichiarato agli Area e alla PFM di Passpartù, benché i tratti funkeggianti riportino la composizione a suggestioni più attuali. Un caleidoscopio di rimandi con episodi particolarissimi come Terziere Castello (una sorta di The Battle of Epping Forest dei giorni nostri) o l'affresco di storia popolare in 8 settembre sino ad arrivare a ritagli più "etnici" come la spagnoleggiate Rambla o la coralità afro di Spirit. Più legate al linguaggio progressivo Tempovariabile e la conclusiva Negli occhi. Il primo è il classico brano ad anello che inizia con un'atmosfera nel tempo di 5/4, dove è in evidenza un synth (il ricordo corre vagamente a Se io fossi cosa della PFM), interrotta da passaggi chitarristici dall'irregolarità crimsoniana. La seconda canzone, invece, si presenta con accenti popolareschi, acustici, in tempo ternario (sembra una ballata del Banco o addirittura del Canzoniere del Lazio), ma gli sviluppi sono imprevedibili: da un vortice di note concentriche di chitarre si arriva presto ad un intermezzo ethno-funky dalle incisive spezzetature jazz rock (gli urli del sax) e giochi vocali le cui reminescenze sembrano rimandare addirittura ai solchi di Regatta del Blanc dei Police ("Urla il giorno/se sei sveglio/Non è un sogno/ma un imbroglio"); il finale, dominato da un flauto asmatico, un ispirato sax e una chitarra ossessiva, fonde quelle istanze etniche con una vena sperimentale vicina ai Gong. Gli Scambio ti "prendono" nei ritornelli con una tecnica assodata, tale da produrre un pathos affidato ai suoni riverberati della chitarra e delle tastiere, con la complicità di una voce femminile lanciata al massimo del calore espressivo. Lei, Romana Robertazzi, sa essere tanto solare, quanto grintosa (sentite cosa tira fuori in L'approdo). Bravissimo il chitarrista elettrico Sergio Dazi: versatile nel fraseggio e poliedrico negli esiti, ha padronanza di stile e di stili (molto Mussida, Maltese in Tuareg e addirittura Hackett in Terziere Castello). Il solo più bello in Tempovariabile. Da sottolineare la cura dei testi che hanno come punto di convergenza l'impegno civile contro le ingiustizie: siparla delle vittime dei crimini storici (8 Settembre), di ecologia (Tempovariabile) e di minoranze (Tuareg, Negli occhi).
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Una
nota della cantante: |
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Contatti:
notediscambio@hotmail.com
Sito casa discografica: www.ethnoworld.it |
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Schedatore: Riccardo Storti |
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