Autore: Scambio

 

Titolo: Kunsertu

Etichetta Discografica: Ethnoworld

Anno: 2003

Collocazione: SCA 2

Credits: Arrangiamenti Alessandro Taborri

Registrato allo Zoo Simphony di Roma da Marco Vannozzi e Pierluigi Campili

Mixato alla M.A.P. di Milano da Gianni Prudente

Line up:  

Alessandro Taborri: batteria, percussioni, cori, tastiere, charango, mandola e violino

Fabrizio Taborri: chitarra classica, tastiere, percussioni

Marco Zucca: sax, tastiere, percussioni, cori

Sergio Dazi: chitarra elettrica

Mimmo Cacciatore: basso elettrico

Romana Robertazzi: voce

 

Track list:

  1. Cinqu Frati
  2. L'approdo
  3. Tuareg
  4. 8 Settembre
  5. Terziere Castello
  6. Spirit
  7. Rambla
  8. Tempo variabile
  9. Negli occhi

Storia: "Gli Scambio si formano nel'96 su iniziativa dei fratelli Alessandro e Fabrizio Taborri. Producono cosi' una serie di demo collaborando tra gli altri con Claudio Bartolucci, Maurizio Gianmarco, Claudio Passivanti. Ne escono fuori dei brani orientati verso un rock-pop progressive con riferimenti folk, jazz, classici. In questo ambito non si dimentica l'uso di strumenti acustici(charango,mandolino,chitarra classica). Vengono notati cosi' dal compositore Vittorio Cosma che li vuole accanto per la realizzazione di due colonne sonore ("Meglio tardi che mai" "Una storia qualunque") per la regia di Luca Manfredi. Nel'99 decidono di promuovere concerti allargando la formazione. Cominciano cosi' a girare i clubs della capitale suonando infine al Foro Italico nell'ambito della rassegna ROMA ESTATE. Conoscono Enrico Lucci il quale non esita a proporre i loro brani in varie trasmissioni televisive (LE IENE,VACANZE). Nel '03 veniamo contattati dalla Ethnoworld, una casa discografica milanese che ci propone la realizzazione del cd "KUNSERTU"...le nostre ispirazioni: PFM AREA GENESIS,ma anche la musica sinfonica folk,jazz,colonne sonore e tutta l'arte di "qualità" in genere...e l'etnica perche' noi lavoriamo molto su scale armoniche e ritmiche (7/8 5/4) di provenienza arabo-balcanica,strettamente collegate alle danze popolari senza alcuna preclusione all'uso di stumenti tradizionali." (da un e-mail di Romana Robertazzi)

Provenienza: Provincia di Roma

Recensione: I puristi del verbo progressivo, probabilmente, potrebbero storcere il naso notando nel nostro database un album di un'etichetta "etnica" per eccellenza. 

E sia...sfrondiamo comunque subito il campo: qui degli anni Settanta non c'è nemmeno l'ombra, ma la proposta degli Scambio è concretamente progressiva. Dalle radici etniche si dipana una fitta rete di collegamenti con disparate fonti musicali, naturalmente anche qualche insegnamento dei padri del prog ma in un'ottica omnicomprensiva.

Prendiamo la prima traccia, Cinqu Frati: la massa sonora iniziale ricorda certi tappeti new wave (Simple Minds) con l'innesto di una frase dal sapore arabeggiante, poi la voce, accompagnata da una fisarmonica in levare, che canta un testo in calabrese...il resto lo fanno un paio di cambi di tonalità, qualche ritmica saltellante e un solo di chitarra alla Mussida.

Siamo subito messi in guardia: il potenziale della band mostra tecnica, generosità (chissà come rendono on stage) e cultura sonora. La seconda track, L'approdo, è un omaggio quasi dichiarato agli Area e alla PFM di Passpartù, benché i tratti funkeggianti riportino la composizione a suggestioni più attuali. Un caleidoscopio di rimandi con episodi particolarissimi come Terziere Castello (una sorta di The Battle of Epping Forest dei giorni nostri) o l'affresco di storia popolare in 8 settembre sino ad arrivare a ritagli più "etnici" come la spagnoleggiate Rambla o la coralità afro di Spirit.

Più legate al linguaggio progressivo Tempovariabile e la conclusiva Negli occhi. Il primo è il classico brano ad anello che inizia con un'atmosfera nel tempo di 5/4, dove è in evidenza un synth (il ricordo corre vagamente a Se io fossi cosa della PFM), interrotta da passaggi chitarristici dall'irregolarità crimsoniana. La seconda canzone, invece, si presenta con accenti popolareschi, acustici, in tempo ternario (sembra una ballata del Banco o addirittura del Canzoniere del Lazio), ma gli sviluppi sono imprevedibili: da un vortice di note concentriche di chitarre si arriva presto ad un intermezzo ethno-funky dalle incisive spezzetature jazz rock (gli urli del sax) e giochi vocali le cui reminescenze sembrano rimandare addirittura ai solchi di Regatta del Blanc dei Police ("Urla il giorno/se sei sveglio/Non è un sogno/ma un imbroglio"); il finale, dominato da un flauto asmatico, un ispirato sax e una chitarra ossessiva, fonde quelle istanze etniche con una vena sperimentale vicina ai Gong.

Gli Scambio ti "prendono" nei ritornelli con una tecnica assodata, tale da produrre un pathos affidato ai suoni riverberati della chitarra e delle tastiere, con la complicità di una voce femminile lanciata al massimo del calore espressivo.

Lei, Romana Robertazzi, sa essere tanto solare, quanto grintosa (sentite cosa tira fuori in L'approdo). Bravissimo il chitarrista elettrico Sergio Dazi: versatile nel fraseggio e poliedrico negli esiti, ha padronanza di stile e di stili (molto Mussida, Maltese in Tuareg e addirittura Hackett in Terziere Castello). Il solo più bello in Tempovariabile.

Da sottolineare la cura dei testi che hanno come punto di convergenza l'impegno civile contro le ingiustizie: siparla delle vittime dei crimini storici (8 Settembre), di ecologia (Tempovariabile) e di minoranze (Tuareg, Negli occhi).  

 

Una nota della cantante: "Il titolo del cd e' liberamente preso dal titolo del libro di Luigi Cinque uscito nel '76 ed era un'indagine sulla musica popolare italiana." (da un e-mail di Romana Robertazzi)

Contatti: notediscambio@hotmail.com

Sito casa discografica: www.ethnoworld.it 

Schedatore: Riccardo Storti

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