Giunta quest’anno alla terza edizione, Impressioni di settembre ha probabilmente toccato l’apice qualitativo in termini di organizzazione generale, occasioni di approfondimento ed esibizioni live. L’apertura della rassegna (sabato 4 settembre ore 19) è stata affidata all’inaugurazione di ben due mostre: la prima - su concessione di PFM e D&D Concerti - realizzava l’audace tentativo di associare un’iconografia fotografica ai titoli più celebri del repertorio della Premiata Forneria Marconi; il potere evocativo delle immagini e la sensibilità degli spettatori hanno decretato il successo dell’esperimento

 

 

La seconda mostra (curata da Donato Zoppo e Riccardo Storti su materiale di Pietro Dacci e allestita da Patrizia Farina), incentrata sulla mitica rivista Ciao 2001 (tanto in voga negli anni ’70), puntava ancora alla fotografia ma con finalità differenti: non più l’immagine come sintesi delle istanze musico-concettuali di un brano ma in quanto testimonianza storica (e quindi visiva) di un’epoca della nostra storia italica. Ecco quindi sezioni monografiche dedicate ai più celebri gruppi del progressive italiano (Banco, Orme, PFM), ad alcuni luoghi facenti parte della “geografia” del progressive (Napoli e Genova), ai fermo-immagine dei momenti più significanti dell’epopea progressiva (Aldo Tagliapietra in costume per il live di Felona e Sorona, Demetrio Stratos con una provocatoria maschera antigas, i Delirium a Sanremo ai tempi di Jesahel e così via). Una mostra ma anche la conferma di un impegno ben preciso, quello di ripartire proprio da quei “Ciao 2001” per tentare una ricostruzione sempre più attenta al progressive italiano: il CSPI sta infatti lavorando ad una sorta di catalogo per “soggetti” (quindi alfabeticamente suddiviso dai nomi delle band) di tutti gli articoli e fotografie presenti nella completa consistenza della testata. Il progetto, diretto da Pietro Dacci, Riccardo Storti e Donato Zoppo e coadiuvato dal prezioso ausilio di Enrico Pietra e Massimo Simonelli, dovrebbe trovare la sua realizzazione (tempo libero permettendo) alla fine del 2005

 

 

Il ricco buffet preparato grazie alla maestria e all’imprescindibile sostegno di tutti gli amici di Nonsolomorego (Floriana, Laura e Vittoria, cosa faremmo senza di voi !!!), ha dato possibilità ai presenti di ammirare con sorpresa e soddisfazione un’installazione di Patrizia Farina formata da una  grande quantità di partiture e testi progressive appesi al soffitto tramite una fitta rete di cordicelle (una variante originale che trae ispirazione dall’ultima mostra sul poeta Edoardo Sanguineti tenutasi recentemente al Palazzo Ducale di Genova).

 

La serata di sabato prevedeva un dibattito monografico su uno dei capolavori del nostro rock, quel Zarathustra del Museo Rosenbach che tanto ci viene invidiato dai giapponesi e che rappresenta una delle più convincenti espressioni del progressive italiano. Doveroso rimarcare il carattere assolutamente inedito (in Italia) di un appuntamento di questo tipo: non solo sono stati sviscerati gli aspetti concettuali e filosofici del disco - come peraltro mai era stato fatto – grazie all’insostituibile verve di un Alberto Moreno (bassista e leader, ieri come oggi, del Museo) capace di rendere facilmente comprensibili alla platea le complesse speculazioni nietzschane del Superuomo e dell’Eterno Ritorno dell’Uguale; si è anche compiuta una vera e propria seduta d’ascolto, con il nostro collaboratore Enrico Pietra impegnato nell’ingrato compito di spiegare ai presenti ciò che arrivava alle loro orecchie, facendo riferimento a quella terminologia musicale (modulazioni, tempi dispari, echi e riverberi, contrappunti) che tanto spaventa il pubblico medio e che pure appare assolutamente necessaria se si vuole fare riferimento al fatto musicale (tanto più complesso e articolato nel caso del progressive) piuttosto che scivolare nell’aneddotica o nelle diatribe legate al gusto individuale. Ottimo corollario alla serata, l’attore Daniele Gatti ha offerto una lettura realmente teatrale dei testi dell’album, riuscendo a farne emergere gli aspetti più vicini alla poesia. Il pubblico, attento e coinvolto, si è mostrato alla fine decisamente soddisfatto. Presenti gli amici di Black Widow e il compositore piacentino Fabio Antonelli.

 

Serata Zarathustra ! Moreno e Storti Enrico Pietra

 

La domenica (5 settembre) prevedeva una seduta d’ascolto pomeridiana tutta incentrata su dischi del 1974: purtroppo la bella e calda giornata ha invogliato molti a disertare preferendo la classica gita fuori porta; ciò non ha però scoraggiato il nostro coordinatore Riccardo Storti e il validissimo Pietro Dacci, impegnati a condurre lo sparuto pubblico presente (tra cui, special guest, Martin Grice dei Delirium) in un affascinante viaggio attraverso lavori noti (come Caution Radiation Area degli Area o Delirium III dei Delirium) e altri meno conosciuti ma altrettanto validi e degni d’attenzione (si pensi all’omonimo album del gruppo jazz-rock Cincinnato o a La finestra di dentro dei Camisasca). Un esperimento sicuramente riuscito, meritevole d’esser ripetuto di fronte a platee più vaste

 

Martin con la cantante di Hidebehind Pietro "il Grande" Dacci

 

Il concerto, infine, è stata la degna conclusione della rassegna: l’apertura, affidata ad un concerto per basso solo, aveva ad alcuni fatto storcere il naso. In realtà, nulla poteva risultare maggiormente progressivo: come negli anni ’70 il pubblico veniva stregato da suoni e musiche assolutamente inedite per un palcoscenico rock, così Gianni Serino (vera e propria superstar del basso elettrico, basti ricordare le collaborazioni con artisti del calibro di Mauro Pagani, Ian Paice e Billy Cobham) ha letteralmente ammaliato la platea eseguendo ardite polifonie, brani di musica classica adeguatamente rielaborati (la Bourrée di Bach ed il Quinto capriccio di Paganini) e spingendo lo strumento, grazie alla tecnica del basso verticale da lui inventata, attraverso mondi sonori assolutamente inesplorati, al punto da lasciare letteralmente a bocca aperta molti dei presenti.

 

 

I Great Complotto hanno offerto al pubblico un’esibizione all’altezza, e chi conosce bene le qualità di questo gruppo (che tra l’altro è una vecchia conoscenza di Impressioni di settembre, avendo partecipato a tutte e tre le edizioni della rassegna) non se ne stupisce: raffinati ed estremamente simpatici i cinque (alla formazione originale si è aggiunto, per l’occasione, il percussionista Simone Besutti) hanno coinvolto l’uditorio eseguendo alcuni brani del loro cd Primo passo a cavallo tra jazz rock e sonorità canterburiane, oltre ad alcune cover (tra cui una Non mi rompete cantata a squarciagola dal pubblico)

 

 

Buone risultanze hanno fornito anche le esibizioni di Daedalus, Hidebehind e Paolo Besagno: i primi hanno mostrato di saperci fare anche unplugged, lasciando intendere un buon insieme e una sufficiente maturità stilistica; Besagno ha intrattenuto la platea accompagnandosi al pianoforte nell’esecuzione di alcuni brani di Battiato, tra i quali una convincente Prospettiva Nevskij; gli Hidebehind, infine, hanno concluso la serata riportando i presenti ai fasti dell’era genesisiana con una discreta Firth of fifth cantata da Corvaglia (Maschera di cera, Real Dream) con accompagnamento del solo pianoforte e del basso, più due ottime cover (Every Road di Mike Rutherford e Sugar Mice dei Marillion).

Tra il pubblico, Fabio Zuffanti, Daniele Romagnoli e Haxel Garbini (Ines Tremis) e Fabio Casanova (Sad Minstrel).

 

Daedalus Paolo Besagno Corvaglia e Elisa degli Hidebehind

 

Una breve riflessione a mo’ di chiusa: in un reportage come questo è difficile riuscire a rendere manifeste, con le parole, l’atmosfera e la partecipazione riscontrate. Noi del CSPI non possiamo che ritenerci soddisfatti per come sono andate le cose: nel nostro piccolo abbiamo realizzato gli obiettivi propostici, ovverosia, innanzitutto, smentire il luogo comune secondo il quale sarebbe impossibile fare “cultura” parlando di rock. In tal senso non soltanto la serata di sabato ha dimostrato il contrario, ma anche il concerto, con una serie di artisti impegnati a staccarsi dalle banalità sonore in cui siamo quotidianamente immersi, ha parlato chiaramente. Le mostre, l'installazione, le occasioni di incontro sono stati fenomeni che hanno dimostrato che anche in Italia si può approcciare al progressive con taglio critico e competenze. Per il futuro, ovviamente, cercheremo di ripeterci e, soprattutto, di migliorarci ancora, nella speranza che anche chi è istituzionalmente preposto alla cultura si accorga finalmente di noi

 

Il Comitato Organizzativo del CSPI

 

Besagno e Romagnoli

Peter, Martin & Richard

W le cuoche!

Live!!! and let play

Per Contrappunti questo e altro: Haxel (Ines Tremis), Riccardo e Massimo Simonelli

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