La storia del casale di Rimini dove visse il Balletto di Bronzo...postilla ai video su Youtube

di Gianni Leone

Quando si parla della formazione originaria del Balletto, si arriva immancabilmente a citare il leggendario (ma sì, permettetemi, in questo caso, di adoperare un aggettivaccio tanto logoro e irritante) casale di Rimini, che vide l'ascesa e la decadenza -fino alla rovina per autolesionismo- del gruppo. Oltre che in tante interviste, si legge di questo casale anche in alcuni libri, come "I campi della memoria" di Franco Vassia, o "Rock progressivo italiano" di Francesco Mirenzi. Quel luogo fu un vero "monumento", un tempio dedicato alla musica, frequentato da tanti musicisti e persone interessanti.  

Il Balletto ci visse fra il '72 e il '73. Io lo lascai nel settembre del '73, quando il gruppo era ormai smembrato (Ajello era già volato in Svezia, Manzari era tornato a Roma). Mi ritrovai con degli amici a Rimini esattamente 10 anni più tardi, cioè nell'agosto dell'83, e decisi di andare a vedere se il casale esisteva ancora. Sì, era lì: abbandonato a se stesso, in rovina, col tetto in parte crollato. Sembrava una perfetta ambientazione per un film horror. Entrai. C'erano evidenti tracce di bivacchi fatti da chissà chi, forse barboni; brandine improvvisate... Notai che c'erano ancora attaccate alla porta della mia stanza degli adesivi che io stesso avevo apposto 10 anni prima, e nella camera di Gianchi c'era ancora il guardaroba verniciato da noi in nero e arancione... Giravo per quelle stanze come in trance. Quante emozioni... Ci tornai ancora una volta quella stessa notte, da solo.  Da allora non sono più capitato a Rimini. Poi, ultimamente, mi giunge la notizia che il casale è stato ristrutturato e trasformato in un bellissimo agriturismo, con 4  confortevoli camere disponibili.  Decido di indagare. Telefono e parlo direttamente col signor Pelliccioni (parente diretto del nostro locatore di allora) e vengo a sapere che il casale ristrutturato è in realtà il GEMELLO di quello abitato dal Balletto, che si trova a circa cento metri di distanza, ancora in stato di abbandono; inoltre "Via Chiesa" (il Balletto abitava in via Chiesa, 9 -infatti conservo ancora molte lettere che mi spedivano a quell'indirizzo amici e fans) ora si chiama "via Ca' Sabbioni"... Da qui gli equivoci.  Andate a visitare il sito   www.casemori.it  e vedrete la fotocopia del casale ballerino. La struttura è identica: il silos sulla sinistra, il pozzo leggermente più indietro... solo che il nostro era interamente bianco. Mi piace l'idea di andare a trascorrere alcuni giorni nell'agriturismo, con possibilità di visita "archeologica" al casale ballerino. Poi chissà, magari un giorno il signor Pelliccioni lo ristrutturerà e le 4 camere da affittare ai clienti le dedicherà a Leone, Ajello, Stinga, Manzari e al Progressive italiano!...

Aprile 2005. Ho appena ricevuto da Rimini le foto recenti del leggendario casale ex casa-Balletto, scattate dallo stesso proprietario. Come potete vedere, ormai non è che un rudere. Questo mi fa immaginare che non sia mai più stato abitato da allora. Nella foto 1, la finestra della mia stanza durante il primo periodo è quella piccola al centro della facciata. Inoltre in questa foto si nota, sulla parete laterale sinistra, il largo squarcio conseguente a quando cercammo di raddrizzare il nostro furgone, spingendolo sciaguratamente contro il muro a marcia indietro, dopo che degli "amici-di-amici-di-amici-di-amici" lo presero senza avvertirci e lo riportarono drammaticamente e ridicolmente deformato, cioè col tetto completamente inclinato all'indietro come nei fumetti, dopo essere passati a tutta velocità sotto un ponte troppo basso (episodio ormai arcinoto). Il porticato appare sostenuto e chiuso da muri che prima non c'erano. Inoltre, tutta la struttura (le antiche stalle) alla destra dell'ingresso, è totalmente crollata e inghiottita dalle sterpaglie. Nella foto 2, la finestra della mia stanza durante l'ultimo periodo è quella a destra, e fu proprio da qui che Lino Ajello per un soffio non finì di sotto, quando io e lui rimanemmo mezzi asfissiati dal gas una notte di Natale dei primi anni '70. La finestra accanto, aggredita dai rampicanti, è della camera di Gianchi. Lo squarcio più a sinistra è ciò che resta dell'altra finestra della camera di Gianchi, da cui accedevamo al tetto per sdraiarci sulle tegole della struttura sottostante, ormai sparita, a prendere il sole (io rarissime volte, a dire il vero).

Mi torna alla mente la nostra Mercedes verde parcheggiata lì davanti, con lo stereo che durante i nostri continui viaggi urlava a tutto volume Rolling Stones, Led Zeppelin, Who, Wishbone Ash...

Tante volte mi arrampicavo in cima al silos -rimasto intatto, sembra- e me ne stavo in dolce compagnia (in compagnia di me stesso, cioè). Una notte giocammo alla "Caccia al Vampiro": gli amigos mi assediavano da sotto cercando di stanarmi con fumo e fuoco, mentre io dall'alto gli versavo addosso getti d'acqua e solo gli Dei ricordano cos'altro. E così fino all'alba, quando finalmente, esausti, ci concedemmo una tregua.

Dicembre 2008. L'amico Beppe Carelli si reca al casale e realizza delle inquietanti, sconvolgenti sequenze filmate.... Vi lascio alle vostre emozioni, mentre io mi abbandono alle mie, ma senza troppa nostalgia, of course.

Gianni Leone