UN VIAGGIO DI COLOMBO PER UN ANTICO RITO

di Athos Enrile

 

Molti mesi fa, avevo scritto su Contrappunti:

Tutto il 2006 ha visto il  nuovo Cerchio d’Oro impegnato a comporre e registrare quello che sarà il nuovo disco. Il titolo dovrebbe essere “Il Viaggio di Colombo”, e negli intenti è un  vero concept album  , in puro stile “seventies prog “.

Non mi dilungo sulla biografia del gruppo, ormai nota ai i fruitori dei servizi targati CSPI.

Mi soffermo invece su alcune considerazioni in merito alla loro “fatica discografica” (la recensione la potrete leggere sul prossimo numero di “contrAPPUNTI”).

In virtù della conoscenza antica con i gemelli Terribile e della loro  convinzione che il mio giudizio da esterno potesse avere una  qualche utilità, ho avuto il privilegio di ascoltare  la bozza del loro lavoro in anteprima, lo scorso anno. Per una serie di circostanze di scarso interesse pubblico, mi sono ritrovato con Gino, il gemello batterista, nel mio garage, con un impianto stereo inadeguato , e con una sola ora a disposizione per poter valutare la registrazione. Ho ascoltato il tutto e a caldo ho rovesciato su foglio word  le mie impressioni. Venerdì scorso, ad una settimana dall’uscita ufficiale, ho potuto “toccare” con mano il loro LP.

Cosa inusuale ormai. Per quelli della mia generazione , “il disco”, così lo chiamavamo, ha un fascino difficile da far capire a chi non ha mai provato un acquisto diretto. La copertina, vera opera d’arte, aveva ruolo fondamentale in quegli anni (io faccio riferimento ai primi 70) , e spesso era quella che guidava la compera. Poi partiva il rito: un disco nero da rimuovere con cura, l’attenzione alla rigatura, l’appoggio sul piatto ed un ascolto condiviso, magari seduti sul tappeto della stanza.

Inevitabilmente la puntina “gracchiava”, ma era poco importante. Avere  oggi il disco del Cerchio d’Oro, poterlo sfogliare, leggere, analizzare i testi, i credits, le differenti lingue (anche il giapponese!), rappresenta di per sé una forte emozione.

Da molto tempo non utilizzo “il piatto”, e scopro ben presto che la puntina è da cambiare. Il negoziante mi racconta di come i piatti stiano andando a ruba, muniti obbligatoriamente di porta USB per il download su PC, come dire, un solo ascolto per preservare l’integrità e alimentare la collezione.

Il giudizio globale non si discosta da quello già annotato  dopo l’ascolto primitivo.

È mia caratteristica personale quella di capire rapidamente le peculiarità del lavoro musicale che ho di fronte, ovviamente secondo i miei canoni di gradimento, ma presentare a terzi richiede sforzi di oggettività che spero saranno soddisfatti in questo caso.

Il modo in cui racconto gli eventi musicali, qualunque essi siano, è  quello che preferisco quando leggo i giudizi di altri, ovvero il feeling supera l’elemento tecnico, questo per dire che non mi piace,  in genere , sviscerare ogni singola sezione, e privilegio “l’atmosfera  generale”.

Ed è per questo che , confermando il mio primitivo ascolto, racconto di una mail, una lettera inviata  a Gino e Franco, in cui raccontavo cosa avevo provato, a caldo. [continua su “contrAPPUNTI” di dicembre 2008].