ITALIAN PROG REVIEW 2000-2000

- PART ONE -

(dalla rivista finlandese "Colossus")

 

Lo stato del prog tra la fine degli anni '90 e l'inizio del terzo millennio risulta variegato ed eterogeneo, l'esuberante quanto diversificato panorama latino/centro-americano, la grande ventata innovativa proveniente dagli USA (Djam Karet e French TV per esempio, non tanto Spock' s Beard o Echolyn...), i lavori di grande interesse provenienti da alcuni paesi asiatici, la realtà europea "a macchia di leopardo". In Europa alla crisi di idee tutta inglese (sembra che solo in ambito post rock riescano a dire qualcosa) si contrappone un fiorire di artisti sia in Scandinavia che nell'Est, una tendenziale conferma del panorama tedesco e francese, una grande tenacia ed un'elevata qualità in Italia.

Da sempre culla del prog rock più mediterraneo, "latino" e contaminato, l'Italia nell'ultimo quadriennio ha confermato una vena creativa che, durante gli anni '80 e '90, era sicuramente offuscata, nascosta dietro un abbondante numero di bands che si rifacevano alle impostazioni new prog allora imperanti. E' troppo complesso approfondire in questa sede i motivi di rinascita del prog italiano, per sommi capi possiamo dire che il fenomeno del nuovo interesse verso i maestri degli anni '70, (anche i nomi meno noti o dimenticati) si è tradotto in una massiccia ristampa in cd di molti lavori abbandonati a se stessi; un generale spirito di ritorno a certi suoni e "profumi" anni '70 ha svolto la sua parte, convincendo vecchie bands a ritornare sul palco e a pubblicare nuovi lavori (penso alla storica triade Orme/Banco/PFM); determinante poi è stata la nascita di coraggiose etichette indipendenti (penso all'attivissima Mellow o alla Vinyl Magic) capaci di tirare fuori da polverosi cassetti opere dimenticate o sconosciute e di aiutare i nuovi gruppi ad uscire dalle secche, producendo una miriade di lavori interessanti e degni di nota (e qui s'inseriscono anche Lizard, Pick Up, Kaliphonia, Black Widow, etc.).

Dagli sgoccioli degli anni '90 al 2002 abbiamo avuto un periodo molto felice per la nostra musica, segnato da due tendenze: da una parte il consolidato ruolo delle bands storiche ritornate in pista, dall'altra un buon numero di gruppi esordienti, emergenti, già noti e stabilmente produttivi che rappresenta un ottimo substrato su cui costruire qualcosa di fiorente, toccherebbe ora agli addetti ai lavori rimboccarsi le maniche, agli ascoltatori dimostrare maggiore sensibilità.

Riguardo i nomi storici, numerose le releases ed i ritorni interessanti.

Premiata Forneria Marconi ed Arti & Mestieri con nuovi lavori nel 2000 (rispettivamente il controverso "Serendipity" e l'ottimo "Murales"): la PFM in particolare sta mietendo grande successo dal vivo, soprattutto all'estero, testimoniando ancora una volta come un certo modo di comporre ed eseguire progressive sia sempre vincente, sebbene gli ultimi due album in studio ("Ulisse", 1997, e "Serendipity") siano solo a tratti degni di grande interesse. A marzo poi una breve etrionfale capatina in Giappone, l'estate appena trascorsa altrettanto lusinghiera in Sudamerica, questi eterni ragazzacci... Sempre vitali e vivaci anche gli Arti, con una line-up in parte rimaneggiata e la Electromantic del tastierista Beppe Crovella a dare una mano: "Murales", con la sua via tutta progressiva e mediterranea al jazz rock, lo testimonia; quest'anno sono stati presenti con "Articollezione", interessante antologia di inediti che rivelano inattese influenze canterburyane e psichedeliche; il batterista Furio Chirico continua poi la sua inesauribile carriera tra insegnamento e musica (vedi l'ottimo album "Furiosamente", in bilico tra latin, funk e fusion), risultando ancora additato come uno tra i più capaci e sbalorditivi drummers al mondo. Chiudiamo il discorso sui jazz rockers torinesi ricordando che sta per essere pubblicato su cd il terzo ed inedito album del chitarrista Gigi Venegoni, "Mosaico".

I New Trolls sono stati di nuovo in balìa di lotte intestine che hanno portato alla seconda scissione (la prima risaliva al lontano 1973...): Nico Di Palo, l'anima rock della band genovese, con "Il mito dei N.T." da una parte, Vittorio De Scalzi con "La storia dei N.T." dall'altra. Quest'ultimo nel 2001 ha pubblicato l'ottimo "Concerto Grosso", intensa rilettura del capolavoro del '71, con la presenza del maestro Maurizio Salvi, vecchio sodale della band genovese (e delle sue "filiazioni") nel periodo '71-'74: un lavoro eseguito con l'Orchestra Filarmonica di Torino, pulito, fresco e professionale, con la presenza di una giovane ed agguerrita band (al basso e cori Roberto Tiranti, vocalist dei prog metallici Labyrinth); Di Palo, dopo uno spaventoso incidente, è sempre in giro sui palchi senza eguagliare il professionismo del suo collega.

Gianni Leone del Balletto di Bronzo svolge una puntuale e decorosa attività live ma l'estro creativo è ormai perduto, la fredda ed ultratecnica fusion oggi proposta ("Trys", 1999) dista anni luce dalle angoscianti note del capolavoro "YS"; lo stesso vale per il Banco Del Mutuo Soccorso, attivissimo on stage ma in preda ad una crisi creativa di cui soffre in parte lo stesso Vittorio Nocenzi (il suo recente album "Movimenti", 2001, elegante e raffinato, denso di poetico lirismo, non raggiunge certi standard cui la band romana ci aveva abituato). Il Banco pubblicò nel 1992 il doppio album "Da qui messere si domina la valle", rifacimento celebrativo e "glaciale" dei primi due lp, nel 1994 il quasi inutile "Il 13", nel 1997 il doppio album "Nudo", interessante lavoro con versioni unplugged di pezzi storici ed un resoconto live dal Giappone: sembra lontana la pubblicazione di un lavoro degno a tutti gli effetti dello storico gruppo romano, appena reduce da un tour estivo di festeggiamenti del trentennale. Il vocalist Francesco Di Giacomo ha pubblicato un album di "fado" portoghese con il cantautore Eugenio Finardi. Rodolfo Maltese, chitarrista della band, sfodera una piacevole creatività negli Indaco, col polistrumentista Mario Pio Mancini e Pierluigi Calderoni (ex batterista del Banco): in "Vento del deserto", "Amorgòs" ed il live "Spezie" ('97, '99 e 2000) sono ospiti anche la coppia Nocenzi/Di Giacomo, l'ex violinista della PFM Mauro Pagani, il vulcanico percussionista Tony Esposito. Qui il prog si sposa con l'Oriente, l'Africa e l'Irlanda, percorrendo itinerari inconsueti e suggestivi.

La morte del formidabile Giulio Capiozzo è stato il definitivo colpo per quanto restava degli Area, il tastierista Patrizio Fariselli è stato però autore dell'interessante "Lupi magnetici e strumenti a gas" (2001), dove tra prog, jazz rock e world music, dimostra di non aver perso lo smalto migliore, destreggiandosi con la solita abilità in quei terreni in cui gli Area del compianto Stratos erano impareggiabili. Altro tastierista impegnato in numerosi progetti ma prigioniero del passato è Claudio Simonetti: lo spettro dei suoi Goblin è onnipresente anche nel prog metal dei Daemonia, tecnicamente mostruosi ma poco originali, autori del solito album che pedissequamente ripercorre il passato ("Dario Argento Tribute", 2000) e di un doppio live molto più coinvolgente ("Live...or dead?", 2002); in casa Jumbo il chitarrista Daniele Bianchini ha tirato fuori dagli archivi "1991-2001 Passing by" (2001), molto lontano dal graffiante e trasgressivo prog di "DNA" e prevalentemente strumentale; stesso discorso per i redivivi Museo Rosenbach, tornati con il suggestivo ed elegante pop rock di "Exit" (2000) e alle prese con la partecipazione al progetto "Kalevala". Siamo sempre in attesa di un nuovo lavoro, mentre il batterista Giancarlo Golzi gode dei successi commerciali dei suoi Matia Bazar.

Proprio sul finire dello scorso anno, si è anche assistito al ritorno in grande stile di una band importantissima per l'evoluzione del nostro rock, i napoletani Osanna, usciti con un interessante libro, il semi-antologico cd "Taka boom" ed una serie di concerti, tutto indicativo della voglia di suonare nonostante le difficoltà (il chitarrista Danilo Rustici è stato vittima di un grave incidente). Il capolavoro "Palepoli" è lontano, lontane anche (per fortuna!) strategie commerciali o mero revival. "Taka Boom" vede la presenza della prolifica coppia Vairetti/Rustici alle prese con freschi ed energici rifacimenti di brani leggendari, spesso "sfacciati" ma anche capaci di regalarci quelle atmosfere magiche cui la band ci aveva abituato. Ancora a Napoli è avvenuto il gradito ritorno di Jenny Sorrenti, voce angelica prima con i Saint Just e poi in veste solista: il suo "Medieval Zone" (2001), affascinante lavoro in bilico tra folk, new age e world music, si rivela suggestivo ed ispirato.

Franco Battiato, noto all'audience prog straniera per i suoi capolavori d'avanguardia (imperdibile la triade "Fetus"/"Pollution"/"Sulle corde di Aries", '72-'74), continua la sua fortunatissima e lusinghiera (anche dal punto di vista commerciale) carriera di nomade della canzone d'autore, arrivando al rock elettronico, filosofico e profumato di prog, di "Ferro battuto" (2001).

Infine alcuni nomi "minori": i Napoli Centrale di James Senese sono sempre presenti on stage, in viaggio verso lidi etno/jazz, ristampe interessanti per la dark band Jacula ed Antonius Rex, per i canterburyani Picchio Dal Pozzo ("Camere Zimmer Rooms", Cuneiform), Ars Nova (Mellow), ristampato anche "Aria" (Vinyl Magic), primo stupendo album di Alan Sorrenti; fermi gruppi come Alluminogeni, Locanda Delle Fate e Rovescio Della Medaglia, continua l'attesa (forse vana...) per i Metamorfosi, da anni ormai in procinto di dare un seguito al loro favoloso "Inferno" (1973). Riguardo gli Jacula di Antonio Bartoccetti, la genovese Black Widow ha finalmente tirato fuori da chissà quali oscure cripte il leggendario "In cauda semper stat venenum", primo album del gruppo esoterico, edito nel lontano '69 in sole 299 copie: un capolavoro del progressivo a tinte più fosche, la storia del dark va così riscritta da capo.

I genovesi Delirium rilasciarono un'antologia  con qualche inedito ("Jesahel", 1999), puro revival e nulla di interessante, naturalmente senza Ivano Fossati, da anni tra i maggiori cantautori italiani. Come lui anche Michele Zarrillo, all'epoca giovane e portentoso chitarrista dei Semiramis. Degna d'interesse la ristampa di "Introspezione" degli Opus Avantra di Alfredo Tisocco e Donella Del Monaco, importante duo d'avanguardia. La vocalist sta proseguendo per la sua via di colta chansonniere (vedi l'omaggio a Satie del 1997). Imperdibile la ristampa di tutti i lavori del duo e di quelli solisti del tastierista Tisocco, il cofanetto non poteva che chiamarsi "Opus Magnum" (Akarma, 2002).

In fermento bands formatesi nel periodo più difficile, quello di fine seventies, parlo di Consorzio Acqua Potabile, Zauber (autori di "Profondo blu", '99), Aurora Lunare, nelle cui fila militò Alessandro Corvaglia, formidabile vocalist prima nella rock opera "Merlin" (2000), ora con la Maschera di Cera (2002). Gli stessi Castello di Atlante e H2O, bands sorte alla fine degli anni '70, pubblicano gli ultimi lavori, rispettivamente "Come il seguitare delle stagioni" (2000) e "Due" (2002).

Continua imperterrita tra TV e feste di piazza la Formula Tre, band anche interessante nei primi anni '70, mai come ora priva di personalità, trio alfiere di ogni revival. Continua tenace ma diametralmente opposta a Radius e Cicco l'esperienza dei Garybaldi del leggendario "Bambi" Fossati: la band genovese è sempre alle prese con l'hard blues di fuoco che la rese famosa, ultimo lavoro "La ragione e il torto" (2000), aggressivo e corrosivo ma distante dalle atmosfere progressive e dilatate di "Nuda" ed "Astrolabio"; stesso discorso per un'altra icona genovese, il formidabile tastierista Joe Vescovi: l'ex leader dei Trip è da tempo con gli Shout (con lui Franz Dondi, ex Acqua Fragile), pur collaborando con i longevi (ma inesorabilmente nostalgici) Dik Dik.

Sempre dalla Liguria un altro nome importante di fine seventies si fa sentire, parlo di Ciro Perrino, prima con i seminali Il Sistema, poi con gli ottimi Celeste: Perrino da quasi vent'anni calpesta i sentieri incantati della new age più evoluta e contaminata, "L'Isola" (2002) è il suo ultimo lavoro. Come lui anche apprezzati strumentisti come il percussionista Lino "Capra" Vaccina (Aktuala e Telaio Magnetico) ed il più noto Lucio "Violino" Fabbri, ex PFM e collaboratore di Demetrio Stratos, ora direttore d'orchestra e turnista di lusso, con la Premiata nell'ultimo tour straniero. Stesso discorso per alcuni membri dello storico Perigeo: musicisti come Franco D'Andrea e Giovanni Tommaso sono jazzisti di caratura internazionale, come Lucio Fabbri anche lo stesso Bruno Biriaco.

Sul versante più "complicato" non sono stati inattivi nemmeno gli Stormy Six: Franco Fabbri nel 1999 ha sfornato "Megafono", con inediti risalenti al periodo '76-'82, quello delle collaborazioni nel movimento RIO (con Henry Cow e Cassiber). In silenzio, dopo qualche sporadica apparizione, Claudio Rocchi; Mino Di Martino, ex Giganti, Telaio Magnetico e Albergo Intergalattico Spaziale, è attivo in ambito teatrale; Tolo Marton, in forza alle Orme di "Smogmagica" (1975), prosegue la sua carriera di prolifico quanto acclamato bluesman. Luciano Regoli della leggendaria Raccomandata Con Ricevuta Di Ritorno ("Per un mondo di cristallo", 1973), ha prestato la sua voce ai DGM, giovane prog metal band; l'instancabile Bernardo Lanzetti (ex Acqua Fragile e PFM), continua imperterrito tra musica e teatro, ospite poi in "The Book of dreams" (2002) dei Mangala Vallis, per i quali sfodera la solita, struggente ed incantevole voce. Alfio Vitanza, batterista del trio sinfonico dei Latte E Miele (da avere "Passio secundum Mattheum", 1972), presta da tempo il suo drumming ai New Trolls di Vittorio De Scalzi; Giovanni Barbati, chitarrista della misconosciuta band romana Officina Meccanica, poi con Stazione Termini, è ora nell'attiva Genesis cover band degli Estro; per i più curiosi, Mario Schilirò, chitarrista degli oscuri quanto sbalorditivi Teoremi (l'album omonimo era del 1972), è da anni in pianta stabile con Zucchero...

Un nome però svetta tra gli altri per rigore, tenacia ed orgoglio, quello delle Orme, ritornati in grande stile con lo splendido "Elementi" (2001) e con una tournée italiana ed estera densa di successo e riconoscimenti. Tra tutti, quello veneziano è di sicuro il gruppo che, pur con le dovute riserve, si conferma alfiere incorruttibile del rock sinfonico, utilizzando una formula affascinante e felice, le numerose date all'estero (Sudamerica e Spagna) lo testimoniano. Con il precedente "Il fiume" (1997) c'era stato il ritorno al prog dopo anni sabbatici (ricchi però di concerti), "Elementi" segue quel modulo compositivo dove rock barocco e melodico, folk indiano e tracce new age si sposano felicemente ed in modo struggente. Ora come trent'anni fa è da loro che tocca ripartire per tirare le somme del prog italico.

Un'allettante occasione per rivedere questi artisti insieme è stata la festa-concerto per il trentennale degli Osanna, tenutasi a Napoli lo scorso dicembre: prima di assistere all'inossidabile Peter Hammill, Orme, Banco, De Scalzi, Leone, la Sorrenti, Fariselli e i padroni di casa Osanna hanno dato luogo ad una performance calorosa come la cornice del Teatro Mediterraneo. Rimandato poi il festival estivo che avrebbe dovuto portare sul palco con gli altri anche PFM e Daemonia.

Posso anche consigliare a chi è maggiormente interessato un bel cofanetto, uscito ormai da diversi anni ma sempre degno di nota: parlo di "Zarathustra's Revenge", quadruplo box che la Mellow Records produsse mettendo insieme alcuni tra i nomi più noti del prog anni '90 (Moongarden, Finneus Gauge, Mary Newsletter, Notturno Concertante, Finisterre/Hostsonaten, Ars Nova e Gerard, etc.), un tributo al pop italiano dei seventies con cover dei brani più rappresentativi ed un interessante booklet.

Se il prog italiano gode d'ottima salute (lo vedremo soprattutto nel prossimo numero analizzando i migliori lavori di giovani bands), da un punto di vista organizzativo siamo ben lontani da paesi come gli USA dove festivals come Baja Prog e Nearfest rappresentano appuntamenti ormai consolidati; stesso discorso per riviste e radio-shows italiani, qualitativamente elevati e professionali ma numericamente molto limitati.

                                                                                                                                  DONATO ZOPPO

                                                                        Co-redattore delle riviste TRESPASS, WONDEROUS STORIES, NOBODY’S LAND, BLOB’ ZINE, LE VIE DELLA MUSICA, Redattore del sito web Movimenti Prog e collaboratore del CSPI