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Autore: Areknamés |
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Titolo: Omonimo |
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Etichetta Discografica: Black Widow BWRCD 071-2 (il CD è stato donato da Massimo Gasperini e Alberto Santamaria di Black Widow) |
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Anno: 2004 |
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Collocazione: ARE 1 |
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Credits: Musica e testi di Michele Epifani Registrato e mixato da Michele Epifani e Areknames tra Marzo e Novembre 2002 agli Lentofumo Studios |
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Line
up: Michele Epifani: organo, piano elettrico, synth, mellotron, clavicembalo, chitarra acustica e elettrica, flauto dolce e voci Piero Ranalli: basso Mino Vitelli: batteria, djembé, tabla araba, spring drum
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Track list:
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Storia: "BIOGRAFIA AREKNAMES Piccola premessaLa
passione del rock progressivo (ma molto anche della psichedelia anni 60)
è nata e cresciuta di pari passo con gli studi musicali classici (mi
sono diplomato in organo e in composizione, seguo corsi di
perfezionamento all’Accademia di S.Cecilia a Roma e alla Royal
Accademy a Londra). Devo sicuramente a mio padre Leonardo Epifani, la
passione per il rock progressivo, e lui stesso negli anni ’70 diede il
suo piccolo contributo suonando il piano elettrico con i Diapason e la
Preghiera di Sasso (ad esempio nel rarissimo Diapason/Preghiera di
Sasso, split del ‘75 dove suona in entrambe le facciate). Storia del gruppo e note sul significato del disco.Nel
1997 si formano i Lentofumo. La formazione è un trio
organo-basso-batteria. L'idea era chiara: fondere doom e progressive
anni ’70.... In sostanza la mia attività di songwriter (sfogo dopo
ore di musica colta) è di molto precedente al gruppo, e il momento di
formarlo coincide in pratica con i primi risultati degni di essere in
qualche modo concretizzati. La formazione è: Michele Epifani – organo
e voce, Alessandro Del Conte – basso, Simone Antonini – batteria. Il
gruppo registra due pezzi (Revelation e Slow Smoke) con mezzi di fortuna
e si scioglie dopo pochi mesi. Tuttavia
le premesse ci sono già tutte, e il progetto nella sua essenza rimarrà
invariato sino alla realizzazione del disco. Io
in ogni modo continuo a scrivere pezzi che registro (piano e voce) per
un gruppo "immaginario" ipotizzando una sorta di concept album
componendo un’unica lunga lyric frutto di sensazioni, sogni annotati e
quant’altro possibile per descrivere metaforicamente un viaggio
nell’inconscio; in una sorta di stato onirico si cerca di descrivere
un percorso che partendo dall’illusorietà del mondo approda alla
disillusione e ad un’amara presa di coscienza di quello che il mondo
realmente è. Il tema di questo concept (per altro “nascosto” come
nelle sinfonie di Mahler) non è decisivo per la fruizione del disco, ma
comunque esiste. E lo si può ricostruire analizzandolo. Questo è il
motivo per cui non se ne fa voce nel disco che rimane infatti privo di
titolo. Anche l’artwork (frutto per altro di un mio sogno e poi
realizzato concretamente da Piero Ranalli) è parte di questo concept,
per quanto in senso inverso: l’uomo nella sua fisicità (simboleggiato
dal mietitore in azione e dal teschio, e dalla terra in genere) approda
(nella foto interna) ad uno stato metafisico e tuttavia illusorio. Nel
’99 quella stessa formazione (a nome Arco del Pendolo), con
l’aggiunta di Stefano Colombi alla chitarra (ospite nel disco come
lead guitar su Boredom), cambia completamente direzione verso un Jazz/Prog
canterburiano solo strumentale influenzato da gruppi come Magma, Nucleus,
Soft Machine, Gong ecc. Il gruppo ha un’intensa attività live e
ottiene un ottimo riscontro e una certa notorietà nei circuiti locali. Nel
frattempo la mole di pezzi scritti è notevole e, fatta una rigorosa
cernita, decido di riprendere il discorso interrotto. Nel
2000 il trio Lentofumo torna ad esistere con la stessa formazione
iniziale eccetto per Alessandro Del Conte che è sostituito da Piero
Ranalli, bassista degli Insider (band che aveva già tre dischi
all’attivo). I Lentofumo sono in questo periodo un side-project di
Arco Del Pendolo e Insider. L’idea
è quella di registrare i pezzi che avevo scritto nei tre anni
precedenti in uno stile che si è negli anni arricchito di varie
esperienze. Registriamo (sempre con mezzi di fortuna) otto pezzi in sala
prove, sei dei quali costituiranno poi il disco d’esordio. Nel
2001 l’Arco Del Pendolo si scioglie poco dopo aver registrato un demo,
e Lentofumo diventa la mia band principale. In questo periodo Simone
Antonini lascia la band, e per qualche tempo la formazione è instabile,
e anche cambia nome in Mors In Fabula, e con questo nome inviamo un demo
(praticamente i pezzi già registrati in sala prove...) ad alcune labels.
Black Widow Records e Andromeda Relics sono le prime che dimostrano un
certo interesse per la band. Nel
mese di dicembre 2001 Mino Vitelli (proveniente dai Perizona Experiment,
con numerosi dischi all’attivo, tutti autoprodotti), si unisce al
gruppo per sostituire Simone Antonini alla batteria e il gruppo vira
verso krautrock, sperimentazione e l’improvvisazione anche se i pezzi
che decidiamo di registrare non ne risentono più di tanto. E’ in
questo periodo che il nome per la band cambia ancora (abbastanza
simbolicamente) in Areknamés. Nel frattempo, creato un mio proprio studio di registrazione, cominciano le sessions; improvvisatomi fonico e produttore, comincio un’avventura (forte dei miei studi di musica elettronica) che per alcuni aspetti è stata anche più ostica del previsto. Mino Vitelli, ultimate le sessions di batteria e percussioni, nel marzo 2002 si trasferisce a Dublino lasciando la band e poco dopo la BWR ci propone di pubblicare il lavoro. Degli otto pezzi registrati, due (la vecchia Slow Smoke e la suite di 18 minuti Neverland) sono rimasti fuori per motivi di spazio. Attualmente si è riunito al gruppo Simone Antonini, il nostro primo batterista." Provenienza: Pescara |
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Recensione: Cosa colpisce è il (serio e mai gratuito) lavoro di recupero di sonorità anni Settanta in una prospettiva intelligente perché guarda avanti anche in termini di una codificazione classica del progressive contemporaneo, senza eccedere in barocchismi estetizzanti ma, semmai, prediligendo il lavoro di squadra, al di là di qualsiasi ottica individualistica. Anche nei momenti dove le masse sonore si concentrano per un presumibile "fortissimo" di rito, non c'è spazio per la retorica dell'epica newprog: è un suono che colpisce con una potenza sotterranea ma sempre molto naturale, recuperando la grezza spontaneità rock ma all'interno di un disegno pensato e curato. Incuriosisce, qua e là, l'utilizzo di timbriche canterburiane, soprattutto all'organo (Down), memori dei Soft Machine, Caravan e Egg, ma totalmente (d)epurate di qualsiasi suggestione jazzistica: il risultato è particolare e entusiasmante. Certe dilatazioni sonore, ai confini tra psichedelia e chitarre "dure", generano strane clonazioni tra i Pink Floyd early '70 e i Soundgarden (A day among four walls). La voce di Epifani va a scuola da Hammill e raggiunge pienamente la sufficienza in brani come Season of death e Boredom. Da notare anche le indubbie qualità di tastierista atmosferico dotato di un gusto consapevole: la sensibilità (anche storica) prevale sulla tecnica. Affiatata la sezione ritmica, capace di assecondare le intuizioni compositive del keyboards wizard. In sostanza, un esordio positivo, soprattutto convincente per un prog che non rinnega il passato ma lo rivitalizza in funzione di esperienze recenti, tratte dal retroterra hard'n heavy.
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Appendice del musicista: da un e-mail di Michele Epifani a Riccardo Storti:
"L'armamentario usato è: Hammond C3 ('72)
customizzato dal sottoscritto, Yamaha DX21 (1985), Fender Rhodes
(senza il do centrale!! era rotto!! ho dovuto fare a meno di quella
nota per tutte le session!), Mellotron (bianco!!!), Clavicembalo
italiano Hortus Musicus copia del Giusti 167?.... Questi strumenti
sono tutti miei eccetto il Mellotron. L'unico mio rammarico è di non
aver potuto usare il mio pianoforte per motivi tecnici... (sia lo
studio che lui non sono molto propensi a spostarsi....).
Che suoni come un Farfisa non lo credo, a meno che
non intendi il solo su Down dove uso un classico suono alla
Ratledge... che tanto per svelare il mistero è semplicemente un fuzz
per basso all'organo, il SUONO di CANTERBURY non è altro che
questo.... però se ti interessa sappi che ho usato un Leslie Farfisa
dei primi settanta da cui sono totalmente dipendente, con cui ho
registrato anche le chitarre -Gibson 335- ma col motore spento,
eccetto sulla chitarre di Grain of sand, dove puoi sentire chiaramente
anche il suo lento estinguersi. Anche il basso è un Gibson Ripper dei
primi 70' -il basso dei primi Goblin-che abbiamo poi scoperto essere appartenuto
ad Ares Tavolazzi... eh eh ... Il Wurlitzer non l'ho mai sopportato...
va bene solo per certe cose, il Rhodes è il migliore perchè più
versatile. Un altro mio amore è l'Honher Electra Piano... è il
suono di Elastic Rock dei Nucleus..... -sono passati 5 minuti, ho
fissato il monitor pensando a quel capolavoro di disco e di
gruppo....l'Assoluto...-
Piccola curiosità: ci sono sparse qua e là
alcune citazioni dai miei dischi preferiti.... proprio l'assolo di
Down, quello col fuzz, comincia e finisce con un citazione abbastanza
chiara... praticamente un tema... mi interessava sapere se è
percepibile o no.... l'hai riconosciuto??"
Soluzione: era Facelift da Third dei Soft Machine. |
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Contatti: epimic@virgilio.it Sito band: http://www.pinealgland.it/areknamés.htm Sito casa discografica: www.blackwidow.it |
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Schedatore: Riccardo Storti |
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